Intorno alla metà del secolo scorso si è costituita negli Stati Uniti d’America una scuola di pensiero, voluta fortemente da John Dewey, passata alla storia come “corrente del pragmatismo”.
Secondo questo pensiero, gli apprendimenti dovevano essere calibrati sui tempi della maturazione psicologica degli allievi. Veniva abbattuto il sistema di un “programma di studio” rigido e sclerotizzato su tempi pedissequi. Per essere semplici venivano annullati i trimestri, i quadrimestri e lo stesso tempo legato al calendario di un anno scolastico. Si tratta di idee, che possiamo considerare veri r propri ambiti precursori, visto che la legislazione italiana avrà modo di accogliere (in qualche modo) queste istanze, trasferendole nel D.Lgs 59/2004, meglio conosciuto come Legge Moratti, a quei tempi Ministro della Pubblica Istruzione.
Nel capo I, nel capo e nel capo III si affronta l’organizzazione del Curricolo, che poggia le sue radici su una verticalizzazione dei cicli scolastici, a partire dalla scuola primaria, giungendo alla scuola secondaria di secondo grado.
Ecco, dunque, spiegato in qualche modo il tentativo di legare il Curricolo ai tempi di apprendimento ed agli strumenti cognitivi in possesso dei singoli allievi. Strumenti cognitivi che, come ci insegna lo psicologo ginevrino Jean Piaget, vanno in una fase di progressivo mutamento dalle operazioni concrete (l’infanzia) al pensiero ipotetico-deduttivo (la preadolescenza).
Questi ultimi dati essenziali per interpretare “l’etichetta” di una scuola che pone al centro la persona intesa come alunno, tracciando nel Curricolo un insieme di elementi legati all’ età, alle esperienze personali, agli interessi ed alle attitudini che si modificano in base alla crescita psicologica ed anagrafica dell’uomo. La personalizzazione del Curricolo dovrebbe essere un “Vangelo pedagogico” per tutti gli educatori di ogni ordine e grado, inserendo in esso anche le attività aggregazionali e ludiche, prodromiche allo studio vero e proprio, vissute dai bambini e dalle bambine nella scuola dell’ infanzia.
Vincenzo Serpico











