26 Agosto, 26

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La valutazione della condotta di un alunno: luci ed ombre

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Il MIM ha emanato le linee direttive ed i criteri per il cosiddetto “Voto in condotta”.

Con una valutazione sufficiente l’alunno sarà costretto allo scrutinio finale di subire “il recupero nella disciplina dell’educazione civica”; mentre con la valutazione di 5 l’alunno non sarà ammesso alla classe successiva.

Il Ministero ha voluto introdurre precise regole, che si applicano alla presenza di un comportamento irregolare degli alunni nella relazione con il personale scolastico, in rapporto alla relazione interpersonale con il gruppo-classe e nel rispetto di tutto ciò che ottiene agli strumenti e agli arredi presenti in una istituzione.

Abbiamo l’impressione che si affermi un principio autarchico, legato strettamente alla regola scritta, senza dare alcuno spazio al vissuto dell’allievo: eppure….

La sociologia del behaviorismo indica che una persona agisce e si comporta, grazie all’influenza dell’ambiente in cui vive: la famiglia, i gruppi degli amici, tutto l’extra scuola. Quello che Lewin definiva “Il campo vitale”.

Un altro aspetto che probabilmente viene trascurato è il soggetto stesso, l’alunno, che rappresenta una monade fatta di carattere, umore, attitudini ed interessi, che condizionano la condotta del singolo.

Tenendo conto di questi ultimi due aspetti, il “voto in condotta” andrebbe meglio calibrato, prendendo i connotati di un puro termine aritmetico (il numero) ed assumendo un coacervo di considerazioni psicologiche e sociali.

Un ragionamento a parte andrebbe fatto per tutti quegli alunni che vengono individuati come persone disabili e/o con specifici aspetti di svantaggio sociale e con bisogni educativi speciali.

La consapevolezza del corpo docenti dovrebbe portare a delle scelte collegiali parsimoniose e ponderate, capaci di tenere conto del “contesto” in cui l’allievo vive e da cui (volendo o nolendo) riceve forti e sostanziosi condizionamenti.

Prof. Vincenzo Serpico

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