26 Agosto, 26

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Il mondo dell’educazione non ha dimenticato “la scuola attiva”

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In Europa, fin dalla metà del secolo scorso, si è registrata la presenza di alcuni pedagogisti innovativi, che sono stati annoverati come appartenenti alla cosiddetta “scuola attiva”. I vari: Freinet, Decroly, Fröbel e Piaget segnarono il tempo con concetti sperimentali nel campo della pedagogia e psicologia. In Italia dobbiamo arrivare agli anni ‘70 per individuare i precursori di questo “modo dell’insegnare”, fra i quali annoveriamo Maria Montessori, Bruno Ciari, Aldo Visalberghi che introdussero nelle classi della scuola italiana, il concetto di “Puerocentrismo”. Tale prospettiva educativa poneva al centro di tutte le attività scolastiche, l’alunno conosciuto e studiato nei suoi aspetti cognitivi e relazionali, partendo dalle attitudini e passando agli interessi venne introdotta nelle classi l’idea del lavoro di gruppo, il concetto di attività laboratoriali, lo studio dell’ambiente naturale, fisico in cui agiva la scuola, che diventarono input culturali e comportamentali da filtrare ed adottare alle giovanissime leve. Il movimento educativo e cooperativo puntava le sue basi sulla pedagogia popolare e dava la sua attenzione prioritariamente agli alunni svantaggiati e deprivati: come dimenticare la scuola di Barbiana del sacerdote ed educatore Lorenzo Milani. Il mondo dell’odierna scuola immerso nel digitale e tecnologico, non deve dimenticarsi degli esempi appena citati facendone uno snodo culturale ed un architrave per la pedagogia applicata dei nostri tempi.

Prof. Vincenzo Serpico

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